Martina Dierico

Artista

Intervista all'artista

Ad ognuno di voi è stata assegnata un’azienda diversa, tutte specializzate in un settore specifico e particolare. Quale tipo di azienda ti è stata assegnata?

Mi è stata assegnata la Tenaris Dalmine, un’acciaieria specializzata nella produzione di tubi in acciaio senza saldatura, bombole e componentistica auto. La società fa parte di un gruppo più ampio chiamato, appunto, Tenaris, che ha sedi sparse in diverse zone del mondo. Quest’aspetto è importante per capire la dimensione di un’azienda che è fortemente interconnessa a livello internazionale, nonostante la sua presenza pubblica che ha progressivamente radicato una percezione del suo ruolo locale. La storia dell’azienda bergamasca, infatti, incrocia spesso molti aspetti e momenti della vita di Dalmine, dimostrando che la sua crescita non è fatta solo di produzione, ma anche di relazioni istituzionali con una zona produttiva che nasce proprio intorno alla ditta stessa. Entrando dentro la Tenaris Dalmine si percepisce immediatamente la sua esperienza secolare, marcata anche dalla presenza della Fondazione Dalmine che si occupa, tra le altre cose, dell’immenso archivio dell’azienda.

Non conoscevate la realtà dell’azienda prima di incontrarli. Quale è il primo impatto che hai avuto con l’azienda? Cosa è cambiato da quel primo impatto ad oggi?

La prima volta che sono entrata in Tenaris sono stata immediatamente colpita dalla dimensione. L’azienda è così grande che per visitarla è necessario muoversi in macchina. Tutto è gigantesco, dal forno per la fusione dei rottami che ricorda un mostro infernale agli strumenti per la lavorazione dei tubi. All’interno c’è addirittura una ferrovia utilizzata per il trasporto dei materiali che si collega direttamente con la stazione di Verdello/Dalmine. Inoltre la visita mi ha aiutato a decostruire delle immagini stereotipate che mi ero fatta nei confronti dell’acciaieria. Immaginavo di sentire frastuono, polvere, lingue di fuoco da ogni parte, macchinari pesanti e ingombranti agitarsi vicino ad operai incuranti del pericolo con caschetto giallo e guance sporche di fuliggine. Gli operai con il caschetto giallo li ho visti, ma quasi tutti stanno dietro un vetro, seduti ad un computer che gestisce ogni più piccola parte della produzione. A distanza di qualche mese rispetto alla mia prima visita ho ricalibrato le proporzioni, o per meglio dire, le sproporzioni tra la grandezza inarrivabile del processo produttivo e della figura umana che lo compie. Mi sono avvicinata alle loro tecnologie, le ho studiate e adesso rispetto alla verticalità del primo impatto, prevale un’orizzontalità che, tra l’altro è in linea con il loro prodotto: i tubi.

La relazione con questa azienda, che spunti ti ha dato? Su cosa hai iniziato a ragionare in questo periodo di ricerca?

Sono rimasta molto colpita appunto dall’orizzontalità dell’azienda. Dalmine nasce intorno alla fabbrica e questo dimostra che sin dalla sua inaugurazione più di cento anni fa Tenaris, l’allora Società anonima tubi Mannesmann, ha favorito una doppia comunicazione con la città, dialogo che si e perpetrato nel tempo, fino ad oggi. Adesso, che l’azienda fa parte di un gruppo decisamente molto più ampio, questa comunicazione con l’esterno si è ampliata coinvolgendo sfere internazionali. Durante il mio primo incontro con l’acciaieria mi è stato detto che Tenaris Dalmine fa parte di un grade sistema; si creano elementi che andranno a completare sistemi più grandi, tubi che saranno utili ad altro. Questo dialogo con l’esterno mi ha dato la possibilità di riflettere sull’orizzontalità del sistema produttivo, Tenaris e non solo, nella contemporaneità ed è stato senza dubbio il punto di partenza della mia ricerca.

Portfolio

Idea esemplificativa

Mi piacerebbe ampliare il concetto di orizzontalità che ho accennato descrivendo l’azienda per approdare in un ambiente che fa dell’orizzontalità delle relazioni una parola d’ordine: il web. Grazie a pratiche di networking e auto apprendimento con tutorial, forum e notizie reperite online ed in generale di domino collettivo si possono registrare vere e proprie pratiche di intelligenza collettiva. L’idea che sto sviluppando si basa sull’apprendimento ed il padroneggiamento di una tecnica industriale propria di un’acciaieria come Tenaris Dalmine, ridimensionata a misura d’uomo, la mia, favorendo un gioco di sproporzioni tra un realtà molto complessa come quella dell’azienda in cui la macchina prende dimensioni gigantesche e la dimensione dell’uomo. Cerco di analizzare il futuro partendo dal presupposto che se vogliamo influenzare la nostra cultura, un buon punto da cui partire è appunto la ri-progettazione degli strumenti stessi. Quando deleghiamo questo ruolo ai cosiddetti “esperti”, abdichiamo ad una responsabilità importante. Lo sviluppo di nuovi strumenti ci permette di accedere a nuove esperienze che altrimenti ci sarebbero precluse. La mia idea si basa sulla ri-progettazione del forno che Tenaris utilizza per ottenere la materia prima, cioè l’acciaio, che gli servirà poi per la produzione dei tubi. La processualità dell’opera comprende lo spazio della collaborazione, lo scambio ed il confronto tra esperienze, ed ecco così che mi affido ad un’apprendimento diffuso, che comincia in azienda ed approda sul web, o chiacchierando con altri professionisti di altri settori, privilegiando appunto, un’intelligenza collettiva.

Hai bisogno di maggiori informazioni?

Contattaci per ottenere informazioni, ti ricontatteremo al più presto.

Contattaci